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Intervista/ L'orgoglio Zingaro di Marko Markovic

Intervista/ L´orgoglio Zingaro di Marko Markovic

- La vita di Marko Markovic potrebbe essere benissimo la storia di un film di Kusturica. Anche se inizialmente la sceneggiatura potrebbe sembrare piuttosto banale: nipote del famoso Dragutin, miglior trombettista di tutti i balcani e figlio di Boban, Marko, diventa molto presto il miglior trombettista di tutti i balcani. All’età di cinque anni, invece di giocare con le macchinine, soffia tutto il giorno dentro una tromba, finché, un giorno, il padre si accorge del suo talento, ne rimane affascinato e per i suoi diciotto anni gli regala l’intera orchestra: la Boban Markovic orkestar diventa la Boban i Marko Markovic orkestar. Partecipa a molti dei più importanti festival europei: il successo è grandioso. La sua musica è travolgente, fa ballare, saltare e band del calibro di Oasis e Massive Attack che devono aspettare pazientemente il loro turno dietro le quinte perché il pubblico in delirio non vuole che Marko e la sua orchestra lascino il palco. Per conoscerlo siamo andati a Guca, un paesino nel sud della Serbia dove dal 1961 si svolge uno dei festival più folli del pianeta: il Guca Trumpet Festival. Qui, ogni anno, ad agosto, le migliori bande di trombettisti si incontrano e si sfidano in mezzo alle strade di questo minuscolo paesino, tra fiumi di birra e maialini arrosto. In questa delirante atmosfera abbiamo trovato il tempo di fare qualche domanda al re indiscusso della musica zingara.

Marko, qual è l’origine della vostra musica? Voi siete serbi con origini rom ma alcune riviste musicali hanno definito il vostro genere “Balkan jazz”, perché?
E’ più esatto dire che siamo rom di nazionalità serba… In ogni caso siamo parte integrante del paese in cui viviamo e che amiamo. La musica dell’Orchestra di Boban e Marko Markovic è stata definita Balkan jazz perché non è una mera esecuzione e ripetizioni di numeri e motivi tradizionali. Noi abbiamo le nostre composizioni, che si differenziano decisamente dal modo di suonare tradizionale. Chiunque è stato a Guca, pur non essendo un esperto, riesce a cogliere questa differenza.

Tu hai imparato a suonare la tromba da tuo padre Boban che a sua volta ha Imparato quest’arte da tuo nonno: la tradizione è quindi un’insegnante migliore di molte scuole e conservatori?
Più che mio padre, il mio maestro è stato mio nonno Dragutin. Si può dire che io e mio padre Boban abbiamo avuto lo stesso maestro. Mio padre era sempre fuori, in giro a suonare, e quando tornava a casa era sempre molto stanco. Non sono sicuro che lui volesse che anch’io diventassi musicista, è una vita dura e non voleva che anche io fossi sempre così stanco. Io, però, non sognavo altro così passavo le mie giornate a casa con la tromba e le mie ore a scuola a sognare concerti e tour. All’età di 12 anni mia madre Lidija fece notare a mio padre come suonavo bene e lui ne fu così sorpreso che mi portò immediatamente in studio a registrare. Più che tradizione e conservatori, la vera scuola è la passione. Senza di quella né mio nonno né la migliore delle accademie non possono insegnare niente.

In Italia la musica balcanica è conosciuta soprattutto grazie ai film di Kusturica, voi avete lavorato per la colonna sonora di ben due suoi film. Cosa c’è di vero nella Serbia onirica e grottesca raccontata dal più famoso regista serbo?
Emir Kusturica ha girato dei film semplicemente geniali. Non va dimenticato, però, che i suoi film hanno del grottesco e non sono dei documentari. Sicuramente c’è del vero, ma è tutto molto caricato, in maniera eccellente come solo Emir ha saputo fare. Poi Kusturica ha il gran merito di aver reso i Balcani e la loro cultura “accessibili” anche a coloro che non ne erano esattamente dei consumatori.

Sul festival di Guca si sentono opinioni spesso contrastanti: una parte del vostro paese non si riconosce in questo tipo di manifestazione, considerata troppo nazionalista e “antica”, mentre una parte ne va orgogliosa proprio per l’importanza che ha nel tramandare una tradizione come quella della tromba, voi cosa ne pensate?
Io penso che la tradizione sia essenziale per qualsiasi cultura e che vada difesa dalla globalizzazione. Mio padre ha vinto Guca 5 volte, tutto è iniziato lì, è il posto in cui sia io che lui ci sentiamo meglio. Adoriamo viaggiare, suonare in tutto il mondo e per tutto il pubblico ma il pubblico di Guca resta per noi assolutamente speciale. Suonare a Guca ha un sapore diverso, ecco, il sogno di ogni musicista nel nostro campo. Poi c’è chi della tradizione ha fatto bandiera e reclama. La cultura unisce, non divide. Guca è il festival che tramanda la tradizione della tromba, e tale dovrebbe restare.

In Italia avete collaborato con musicisti del calibro di Roy Paci e Paolo Fresu, con quali altri musicisti vi piacerebbe lavorare?
Fermo restando che vorremmo lavorare ancora con Roy e Paolo che sono, oltre che dei musicisti eccezionali, delle persone fantastiche ci sono molti artisti italiani che apprezziamo. Io sono appena stato a Gallipoli, ospite della Municipale Balcanica. E’ stato bellissimo, l’Italia è un paese eccezionale… E posso mangiare il mio piatto preferito: la frittura di calamari. Mi affascina parecchio la musica bretone e quella napoletana. Non vedrei male collaborazioni con i Lou Dalfin o la Nuova Compagnia di Canto Popolare.

La musica balcanica è una musica che fa ballare, saltare e divertire. Questo genere rispecchia forse un ottimismo di fondo di un popolo che ha subito molti abusi e sconfitte?
Si, è vero. E’ impossibile ascoltare la nostra musica e non seguire il ritmo almeno con le dita! Riguardo al resto… Che dire! L’ottimismo è proprio della gente che soffre. Coloro che non soffrono passano il tempo a cercarsi delle preoccupazioni perché non hanno avuto mai il bisogno di liberarsene. Speriamo di rimanere ottimisti come siamo adesso!

Veronica Onofri
(Traduzione dal serbo all’italiano: Sara Gigante)

Domenica 1 luglio 2012 alle 15:00:57
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