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Ultimo aggiornamento ore 21.05 del 21 Aprile 2018

La recensione: "Camminare. Dappertutto (anche in città)" di Tomas Espedal

La recensione: `Camminare. Dappertutto (anche in città)` di Tomas Espedal

- Il mondo è silenziosamente percorso da camminatori. Individui che camminano per la loro felicità, oltre che per andare da un luogo all'altro. Sono sempre esistiti, anche se non tutti pienamente consci di esserlo; alcuni erano e sono anche poeti, scrittori, filosofi, artisti. Tomas Espedal è uno di loro. Per lui camminare, pensare, scrivere fanno parte di uno stesso ciclo vitale che si ripete incessante nel suo destino. Che si tratti di camminare per una città come Parigi, della dolce campagna norvegese o dei sapori forti della Turchia, il viaggio inizia con un imperioso richiamo interiore, e prosegue a fianco di amici vivi o scomparsi, della memoria di compagni illustri come Rousseau o Rimbaud o Satie, di amori finiti o ancora da iniziare; passo dopo passo, con l'aiuto di paesaggi mozzafiato ma anche e forse di più del buio, ci si sente più vicini a sé e alle proprie sensazioni; e poi a un certo punto ecco l'altro richiamo, la nostalgia di casa e, una volta tornati, la gioia di camminare sui propri passi di tutti i giorni. Camminare, alla fine, è un modo di segnare un inizio e una fine, di dare ritmo e senso all'esistenza, anche nei pochi passi da casa all'emporio del quartiere. Per Espedal, per ogni camminatore, il ciclo vitale è quello di un eterno ritorno - per poter, di nuovo, riempire lo zaino e partire.

La letteratura è costellata da una miriade di riferimenti all’arte del camminare e ai suoi svariati rimandi su scrittura, filosofia, poesia: un legame forte tra lo spostarsi a piedi ed il pensiero.
Tomas Espedal ci regala un affresco vivido e reale di ciò che è il viaggiare inteso come il vagabondare da un luogo ad un altro usando solo il proprio corpo, i propri piedi, lasciando che siano loro a decidere della nostra partenza e del nostro arrivo. Un incoraggiamento ma anche un monito a ricercare in se stessi, soprattutto nell’intima solitudine del camminare, lo specchio di un’esistenza che può essere privata di ogni sua caratteristica ma non del proprio fulcro: l’essere noi stessi.

Un romanzo che, proprio come l’argomento che tratta, si trasforma in un magnifico cammino all’interno della letteratura: l’autore racconta e si racconta citando alcuni tra i più importanti pensatori della storia, le prima pagine sono cariche di rimandi al passato di scrittori, filosofi e poeti che facevano del camminare una forma di pensiero, un modo per ricercare l’interiorità e il rapporto con la natura. Rousseau, Heidegger, Chatwin, Orwell, Dante Alighieri, Kierkegaard sono solo alcuni dei compagni di viaggio che ci accompagnano nella lettura, e non sono solo le loro citazioni ma l’intero pensiero ad essere riportato tra le righe di questo romanzo e “Le confessioni” di Rousseau non ne sono che un piccolo esempio, dove Espedal ricerca le radici del pensiero del filosofo francese legandole alla sua grande passione per la natura e al suo costante bisogno di viverla, di camminarla.

E' un libro sincero, reale, vissuto, dove il viaggio è metamorfosi del passo umano che lento dà il ritmo ai pensieri, ossigeno al cervello e apre la mente. Un romanzo che è soprattutto un’autobiografia di vesciche e dolore, sia fisico che morale; di inquietudine e vagabondaggi dove alcool, poesia, donne e solitudine sono parte imprescindibile dell’essere uomo e vagabondo.
E c’è la rabbia, le urla del paesaggio che ci urla in faccia che stiamo “deridendo la bellezza”, che le stiamo “pisciando in testa”. ?
Alla fine, quando la fatica umana si impadronisce di noi, viene voglia di tornare a casa, perché “abbiamo vissuto più di quanto riusciamo a sopportare” e giunti ad un cero punto è necessario fermarsi e fare quella cosa che ci riesce tanto bene, tra una vita e l'altra: “stare seduto alla finestra a guardare fuori”, “ finché le vesciche non saranno sparite, sostituite dalle piaghe da decubito”.
Non servirà altro a farci capire, quello sarà il segnale che è necessario tornare nel mondo a camminare; perchè c’è un tempo per fermarsi ma, soprattutto, un tempo per andare.

L’AUTORE: TOMAS ESPEDAL

Nato nel 1961, a Fodt, Norvegia, ha debuttato nella narrativa di viaggio nel 1988. Ha pubblicato articoli e romanzi molto apprezzati dal pubblico. Il suo ultimo libro, appena recensito, è stato tradotto in diversi paesi tra cui: Germania, Russia, Spagna e Francia. E’ stato candidato al Nordic Council’s Literary Award.

TITOLO: “CAMMINARE. DAPPERTUTTO (ANCHE IN CITTA’)”
TITOLO ORIGINALE: “GA. ELLER KUNSTEN A LEVE ET VILT OG POETISK LIV”
AUTORE: TOMAS ESPEDAL
EDITORE: PONTE ALLE GRAZIE
PREZZO: 15,00 €

Domenica 10 gennaio 2010 alle 10:00:59
© RIPRODUZIONE RISERVATA


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