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Ultimo aggiornamento ore 07.31 del 26 Aprile 2018

La recensione: "Il vagabondo delle stelle" di Jack London

La recensione: `Il vagabondo delle stelle` di Jack London

- A volte si prova a cercare delle parole che possano descrivere nel modo più consono possibile situazioni, stati d’animo, emozioni che con le parole non hanno nulla a che fare. Non ci sono parole che possano anche solo in parte spiegare ciò che si trova su piani totalmente differenti; non ricordo chi fosse che diceva che non possiamo tentare di descrivere a parole ciò che non appartiene a questa forma: non possiamo usarle per descrivere la musica, non possiamo “giudicare” un quadro attraverso di esse; possiamo tentare, è vero, ma siamo su livelli che non si appartengono anche se oramai è nell’usualità “considerare” le arti attraverso la parola.
“The star rover”, questo il titolo originale dell’opera, si posiziona all’interno di uno “spazio” letterario che non può essere commentato o descritto: risulterebbe banale, per non dire inutile qualsiasi commento o critica ad un testo che è un’esplosione di sensazioni ed emozioni che, a tratti, danno l’impressione di andare oltre l’umana comprensione. Jack London ci ha da sempre abituato ad una scrittura contemplativa, i suoi racconti d’avventura sono veri e propri “cristalli immagino-temporali” che ci calano all’interno dei luoghi e delle atmosfere narrate; ma qui siamo di fronte a qualcosa che è totalmente “altro” a ciò che questo straordinario autore ci aveva abituato.
Il romanzo narra in prima persona le vicende di un professore universitario, Darrell Standing, detenuto nel carcere di San Quentin per l'omicidio del professor Haskel. Darrell Standing, che solo più tardi sarà condannato a morte per la presunta aggressione ad un secondino, scrive negli ultimi tre giorni della sua vita le sue memorie. Più che memorie sono racconti di "viaggi" che egli vive durante il periodo di permanenza in carcere, soprattutto quando si trova rinchiuso nella cella di isolamento e costretto all’immobilità con la camicia di forza. Standing è sempre stato un detenuto ritenuto "incorreggibile", un essere temuto da tutti, pericoloso e fortemente odiato dal direttore del carcere. Dopo alcune vicende, che coinvolgono un altro detenuto, Cecil Winwood e una presunta cassa di dinamite nascosta all'interno del carcere, Standing viene rinchiuso in cella di isolamento. Qui subisce anni di torture e di camicia di forza come punizione per non voler rivelare dove si trova la dinamite, della quale esistenza egli non è a conoscenza e anzi scoprirà che in realtà non è mai entrata all'interno del carcere. In cella di isolamento fa amicizia con altri due detenuti, Ed Morrell e Jake Openheimer, con i quali comunica battendo le nocche delle dita sulle pareti delle celle di isolamento attraverso un codice segreto. Da questo punto si alternano capitoli di vicende accadute in carcere: torture, dialoghi con i compagni di isolament e capitoli di storie di “vite passate”, reincarnazioni, vissute dallo spirito dello stesso Standing attraverso l’induzione della piccola morte. Attraverso la privazione sensoriale del proprio corpo, tecnica insegnatagli da Ed Morrell, riesce a far morire il corpo e uscire da esso e quindi sopportare giorni e giorni di camicia di forza. Uscendo dal corpo, Standing riesce ad uscire dalla cella e quindi dalle mura del carcere, per ritrovarsi in epoche e luoghi a lui sconosciuti ma che fanno parte d una catena di vite passate dallo spirito dello stesso Standing ma attraverso altri corpii. Inizia così un viaggio che secondo lui dovrebbe "chiarire il mistero della vita". Passa attraverso la vita del conte Guillaume De Sainte-Maure, gentiluomo francese, poi attraverso quella di Jesse Fancher, bambino di 8 o 9 anni il cui padre era a capo di una carovana di pionieri attaccata da un gruppo di milizie formate da mormoni e indiani, attraverso quella di un sacerdote del Nilo, attraverso quella di Adam Strang, un inglese vissuto tra il 1550 e il 1650, di Ragnar Lodbrog, schiavo che in seguito diventa soldato e amico di Pilato e per finire quella di Daniel Foss, naufrago su un'isola deserta.
London riesce a calarci nella storia padroneggiando con impareggiabile sicurezza diversi stili e registri narrativi. Attraverso un solido apparato filosofico-concettuale ci accompagna all’interno del suo racconto; il mix di storia e leggenda, realtà e finzione è qualcosa che rimane unico nel panorama letterario.
Un testo che, come già scritto in precedenza, non può essere commentato, spiegato o recensito se non sul piano puramente riepilogativo; da leggere ed assaporare nella sua carica emotivo-sensoriale, rimane unico, come unico è il suo autore.
L’AUTORE:
Jack London è lo pseudonimo di John Griffith Chaney London, nato a San Francisco il 12 Gennaio 1876 e morto il 22 novembre 1916 all’età di quarant’anni. Dopo aver finito la scuola elementare nel 1889, frequentando compagnie poco raccomandabili, tra ladri e contrabbandieri, iniziò a passare da un lavoro all'altro. Dopo numerose esperienze lavorative, tornò a Oakland per frequentare la Oakland High School, dove partecipò alla redazione del giornale scolastico, "The Aegis". Nel 1896 riuscì ad entrare all'Università della California, che lasciò nel 1897 a causa di problemi finanziari. Il 25 luglio di quell'anno partì per unirsi alla corsa all'oro del Klondike: è in quella regione che scriverà i suoi primi racconti di successo. Tutta la sua vita fu infatti caratterizzata da esperienze lavorative diverse, coerentemente con lo stile di vita vagabondo, fece lo strillone di giornali, il pescatore clandestino di ostriche, il lavandaio, il cacciatore di foche, il corrispondente di guerra russo-giapponese, l'agente di assicurazioni, il coltivatore e, appunto, il cercatore d'oro prima di diventare uno scrittore di successo. Come scrittore riuscì ben presto a diventare uno tra i più prolifici, famosi e meglio retribuiti del suo tempo. In tutta la sua carriera letteraria scrisse oltre 50 volumi.
Dopo il successo del suo romanzo più famoso, Il richiamo della foresta, si dedicò interamente alla scrittura, trattando i temi sociali che preferiva; anche se poco noto sotto questo aspetto al grande pubblico, tra gli appassionati di fantascienza i suoi racconti di questo genere sono spesso citati come dei classici e precursori di genere; in numerosi racconti ricorre il tema del 'giorno dopo', descrivendo un'umanità ritornata ai primordi o in procinto di farlo, anticipazioni della 'guerra batteriologica' (contro una Cina divenuta enormemente popolosa e commercialmente concorrenziale). In questo periodo aderì al socialismo, battendosi in difesa delle fasce deboli della società. Anticipò Kerouac con il romanzo itinerante On the road (cronaca di un viaggio per l'America in automobile) e, per molti versi, Hemingway.
Ha scritto, oltre a Il vagabondo delle stelle (1915): Il figlio del lupo (The son of the wolf, 1900), Il richiamo della foresta (The call of the wild, 1903), Il popolo degli abissi (1903), Il lupo di mare (1904), La partita (1905), La strada (1907), Zanna Bianca (1906), Il tallone di ferro (The Iron Heel, 1908), Martin Eden (1909), Radiosa aurora (1910), La valle della Luna (1913), John Barleycorn (1913), La piccola signora della grande casa (1916), Il figlio del sole (The son of the sun), Jerry delle Isole (Jerry of the Islands), Michael, fratello di Jerry (Michael, brother of Jerry).

TITOLO: “IL VAGABONDO DELLE STELLE”
TITOLO ORIGINALE: “THE STAR ROVER”
EDITORE: ADELPHI PREZZO: 13,00 € AUTORE: JACK LONDON

Domenica 25 ottobre 2009 alle 18:30:58
© RIPRODUZIONE RISERVATA


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