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Ultimo aggiornamento ore 22.20 del 24 Giugno 2018

La recensione: "La strada" di Cormac McCarthy

La recensione: `La strada` di Cormac McCarthy

- Un uomo e un bambino, padre e figlio, senza nome. Spingono un carrello, pieno del poco che è rimasto, lungo una strada americana. La fine del viaggio è invisibile. Circa dieci anni prima il mondo è stato distrutto da un'apocalisse nucleare che lo ha trasformato in un luogo buio, freddo, senza vita, abitato da bande di disperati e predoni. Non c'è storia e non c'è futuro. Mentre i due cercano invano piú calore spostandosi verso sud, il padre racconta la propria vita al figlio. Ricorda la moglie (che decise di suicidarsi piuttosto che cadere vittima degli orrori successivi all'olocausto nucleare) e la nascita del bambino, avvenuta proprio durante la guerra. Tutti i loro averi sono nel carrello, il cibo è poco e devono periodicamente avventurarsi tra le macerie a cercare qualcosa da mangiare. Visitano la casa d'infanzia del padre ed esplorano un supermarket abbandonato in cui il figlio beve per la prima volta un lattina di cola. Quando incrociano una carovana di predoni l'uomo è costretto a ucciderne uno che aveva attentato alla vita del bambino. Dopo molte tribolazioni arrivano al mare; ma è ormai una distesa d'acqua grigia, senza neppure l'odore salmastro, e la temperatura non è affatto piú mite. Raccolgono qualche oggetto da una nave abbandonata e continuano il viaggio verso sud, verso una salvezza possibile... Un romanzo denso e selvaggio con squarci di poesia, salutato dalla critica americana come il capolavoro di McCarthy. Un pellegrinaggio di molte avventure, ma senza meta, in un deserto disperato in cui brillano istanti di profezia.

"Ce la caveremo, vero, papà?"
Si. Ce la caveremo.
E non ci succederà niente di male.
Esatto.
Perché noi portiamo il fuoco.
Si. Perché noi portiamo il fuoco”.

Magico è probabilmente l’unica parola con cui si può descrivere questo romanzo.
McCarthy crea e racconta con la forza di un poeta la disperata ricerca alla vita di un padre e suo figlio dopo che il mondo è stato colpito da un non specificato disastro nucleare. Non rimane più nulla, tutto è stato annientato, ogni forma di vita è stata distrutta ed i pochi esseri umani rimasti come morti viventi si aggirano per le desolate e dimenticate distese di cenere e desolazione alla ricerca di cibo, provando a resistere per un altro giorno.
Dopo dieci anni padre e figlio sono riusciti a sopravvivere, senza una casa e con il “giorno dopo” come unica prospettiva di futuro; la meta è il sud, un pellegrinaggio verso il mare nel disperato tentativo di sopravvivere, alla ricerca di un luogo caldo, oramai stanchi e provati dai lunghi inverni del nord. I loro averi stivati in un carrello: qualche vestito, teli di nylon per proteggersi da freddo e pioggia, il cibo è scarso ed ogni giorno potrebbe realmente essere l’ultimo. Attraverso il viaggio e la ricerca di cibo si susseguono serie di episodi ed incontri scanditi dalla storia che il padre racconta al figlio parlando del suo passato poiché il bambino è nato durante la guerra e non ha ricordi su come era il mondo prima. Ed è così che insieme visitano la casa d'infanzia dell'uomo, esplorano supermarket abbandonati dove per la prima volta suo figlio beve una lattina di coca cola, incontrano personaggi particolari e stravaganti come il vecchio Ely, un Elia biblico che parla del bambino come del messia prescelto che riporterà la luce nel mondo.
Un viaggio come già tanti narrati nella letteratura mondiale (da T.S. Eliot a P. Dick), ma qui ciò che fa la differenze è la maestosità di McCarthy, il suo stile unico e visionario nel raccontare in tutta questa devastazione l’incredibile rapporto che lega padre e figlio, il ricreare attraverso pochissimi dialoghi il calore familiare, la ricerca l’uno nell’altro della forza per poter sopravvivere: una disperata e malinconica tenerezza da contrapporre alla cupa realtà.

“La strada” non è solo un romanzo, è un testo potentissimo, spettacolare e inaspettatamente avvincente. L’autore crea attraverso uno stile unico e inimitabile e utilizzando la lingua (perfetta la traduzione di Martina Testa con il contributo di Maurizia Balmelli) con estrema semplicità: secca, asciutta ed essenziale. McCarthy plasma la realtà, ogni frase è un’immagine che si stampa nella mente del lettore. Innegabile il richiamo all’interno di tutto il romanzo all’avventura biblica, cristologica: il risveglio dopo l’apocalisse, il raggiungimento della “terra promessa”, il bambino-messia e le sue continue richieste rivolte al padre per aiutare le persone e i disperati che incontrano nel loro viaggio, la pietà che riserva ai sopravvissuti.
E’ impossibile anche solo pensare di poter catalogare quest’opera sotto un genere comune, La strada potrebbe essere un romanzo di fantascienza o un racconto catastrofico-apocalittico, ma quello che sicuramente rimane è una storia enigmatica e misteriosa che ci spinge pagina dopo pagina nel tentativo di decifrarne i segreti che, fino all’ultimo, nella loro struggente armonia, rimarranno impenetrabili.

TITOLO: “LA STRADA”
TITOLO ORIGINALE: “THE ROAD”
AUTORE: CORMAC McCARTHY
EDITORE: EINAUDI
PAGINE: 218
PREZZO: 18,00 euro



Domenica 27 settembre 2009 alle 11:00:10
© RIPRODUZIONE RISERVATA


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