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La recensione: "Walden. Ovvero vita nei boschi" di Henry David Thoreau

La recensione: `Walden. Ovvero vita nei boschi` di Henry David Thoreau

Genova - "Andai nei boschi perché desideravo vivere con saggezza, per affrontare solo i fatti essenziali della vita (..) per non scoprire in punto di morte che non ero vissuto. (..) Volevo vivere profondamente e succhiare tutto il midollo della vita.”
Questa frase è tratta dall’ “L’Attimo Fuggente”, film del 1989 con Robin Williams: ed è anche la riflessione che ha portato un uomo di incredibile intelligenza e benestante ad abbandonare la sua vita in società per ritirarsi in una capanna costruita da lui stesso sulle rive di un lago del New England e passarvi due anni della sua esistenza. “Walden. Ovvero vita nei boschi” è un libro che, nella mia vita di lettore e cultore dell’arte in generale, (ne è un esempio appunto “L’attimo Fuggente”) ho trovato citato più e più volte.
"Nel luglio 1845, Henry David Thoreau, naturalista, filosofo e agrimensore, lasciava la cittadina di Concord dove abitava ed era nato, per andare a vivere in una capanna di legno, nei boschi del vicino lago di Walden. Intendeva compiere un esperimento, mostrare quanto poco costasse vivere. Il gesto, pure se non nuovo nel Massachusetts del XIX secolo, assumeva nella sua arroganza significati politici ed estetici insieme: si inseriva nella scelta di una 'disobbedienza civile' a una società di cui Thoreau non condivideva gli ideali mercantili. Nella relativa solitudine del lago analizzando se stesso, i suoi simili, e il proprio rapporto con la natura, Thoreau cercava un perduto alfabeto: quello del mitico New England di due secoli avanti, un territorio geografico che era anche dimensione morale, estetica, metafisica. Definiva la sua cultura e i suoi padri rifacendosi, da un lato, agli irriducibili transfughi inglesi che avevano cercato nel Nuovo Mondo un luogo dove adorare in pace il loro dio, dall'altro, ai più antichi abitatori dei boschi, gli indiani. Trascendentalista come il filosofo Ralph Waldo Emerson e il romanziere Nathaniel Hawthorne, il vagabondo di Walden era però convinto che il significato della realtà si trovasse non all'esterno delle cose ma dentro di esse. Ispiratore del Mahatma Gandhi, amato da Proust che ne consigliava la lettura a Mme de Noailles, Thoreau, tuttavia, è anzitutto uno scrittore - un grande scrittore. La traduzione di ""Walden"" di Piero Sanavio apparve in italiano per la prima volta nel 1956. Per la presente edizione la traduzione è stata completamente rivista, è stata riscritta l'introduzione, sono state aggiunte nuove note."
Thoreau amava la natura, era fortemente ostile nei confronti del mercantilismo e dell’utilitarismo dei suoi connazionali e aveva capito che l’uomo per migliorare se stesso doveva abbandonare le proprie preoccupazioni: sia economiche che sociali. Pensava alla vita come un lungo cammino spirituale di elevazione morale che non aveva nulla a che fare con l’aspetto religioso ma bensì riferendosi ad una ricerca della propria più profonda identità e comunione con il mondo che lo circondava. Pose se stesso come cavia per un esperimento, portato avanti per due anni, nell’intento di dimostrare prima di tutto a se stesso e poi agli altri attraverso questo libro, quanto semplice potesse essere vivere in armonia con sè stessi e la natura, rinunciando alle agiatezze della vita di città (ricordiamo che stiamo parlando di un testo del 1845). Il suo intento non era quello di ergersi a modello, intendeva solo sperimentare sulla propria pelle e poi condividere con il mondo intero le informazioni utili di cui ha tenuto rigorosamente nota per i due lunghi anni passati a Walden.
“Non vorrei che nessuno adottasse il mio modo di vivere, desidero che al mondo ci siano tante persone diverse quanto più è possibile e vorrei che ciascuno fosse cosi accorto di trovare e seguire la propria strada non quella di altri. E’ solo avendo un punto fisso e matematico che si può essere saggi, come il marinaio. Forse non arriveremo in porto nel tempo stabilito ma avremo seguito il vero cammino.”
Il libro è geniale, meraviglioso, poetico, interessante e scritto con una maestria unica; cita alcuni tra i testi fondamentali delle culture mondiali: la Bibbia, i Veda, i filosofi dell’antichità e i grandi classici della letteratura europea e americana. Ci mette di fronte a riflessioni che anticipano di 150 anni molte argomentazioni sul consumo critico, sull’economia alternativa e sulla spiritualità moderna. Le descrizioni dell’ambiente naturale, le sue incombenze quotidiane, gli animali del bosco, i suoi visitatori reali o immaginari: ognuna di queste parti è elaborata e curata con incredibile minuziosità; per tutti i motivi elencati sopra il testo risulta, a tratti, ragionevolmente “pesante” ma mai estenuante o monotono.
Il libro si esaurisce con il rientro da parte di Thoreau nella società civile poiché ritiene il suo esperimento concluso. Concluso perché si rese conto, non tanto che non sia possibile vivere “davvero” in quel modo ma in quanto ritenesse di avere altre vite da vivere, da sperimentare e non avesse tempo per dedicarsi solamente alla vita nei boschi. Ciò che il suo “capolavoro” gli lascia e ci trasmette è l’idea che si debba essere determinati a raggiungere i propri sogni, che non sia così impossibile uscire dal circolo vizioso del lavoro finalizzato al consumo e quanto possa e sia importante vivere con semplicità: Un uomo è ricco in proporzione al numero di cose di cui può fare a meno. E’ altresì importante capire il proprio percorso, mai come nel leggere questo testo mi sono reso conto di quanto sia rivolto ad ogni persona e quanto il risultato di ogni singola lettura sia destinato al singolo e non alla massa: ognuno troverà le proprie risposte, quasi sicuramente differenti da quelle di altri.

L’AUTORE:
Henry David Thoreau è nato in una famiglia modesta, si laureò ad Harvard nel 1837. Intrattenne una profonda amicizia con Ralph Waldo Emerson e con altri pensatori trascendentalisti. Vicino a tale concezione, il suo riformismo partiva dall'individuo, prima che dalla collettività, e difendeva uno stile di vita in profondo contatto con la natura. La morte del fratello, avvenuta nel 1842, fu per lui un grande dolore. Nel 1845, per sperimentare una vita semplice e per protesta contro il governo, si stabilì in una piccola capanna da lui stesso costruita presso il lago di Walden. Qui poté dedicarsi a tempo pieno alla scrittura e all'osservazione della natura. Dopo due anni, nel 1847, lasciò il lago di Walden per vivere col suo amico e mèntore Ralph Waldo Emerson e la sua famiglia a Concord. Nel 1846 Thoreau rifiutò di pagare la tassa che il governo imponeva per finanziare la guerra schiavista al Messico, da lui giudicata moralmente ingiusta e contraria ai principi di libertà, dignità e uguaglianza degli Stati Uniti. Per questo, in seguito, fu incarcerato per una notte (e liberato il giorno successivo quando, tra le sue vibrate proteste, sua zia pagò la tassa per lui). Dopo qualche anno, nel 1849, scrisse il saggio Disobbedienza civile. Nel 1854 pubblicò "Walden, ovvero La vita nei boschi", nel quale descriveva la sua esperienza di vita sul lago Walden. Morì nel 1862.

Domenica 16 agosto 2009 alle 12:30:37
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